Bruna e Corrado

 

REFUGE GOUTER

CHAMONIX  -  FRANCE

VENERDI’ 1/9/06

 

Per la terza volta quest’ anno, tentiamo la grande impresa del Tetto d’Europa.

La prima il 15 agosto, dal Cosmiques, giornata splendida ma costretti a rinunciare per l’abbondante nevicata che nei giorni precedenti ha coperto completamente le tracce e reso il percorso soggetto a rischio di valanghe; la seconda al 19 di agosto quando una schiarita ci ha permesso di perlustrare la via del Gouter fermandoci però al rifugio Tête Rousse poiché il tempo non prometteva nulla di buono ( ulteriore nevicata).

Oggi finalmente si prospettano alcune giornate di tempo stabile. Partiamo da Les Houches con la funivia del Bellevue, quindi con il tram-way del Mont-Blanc raggiungiamo il Nide d’Aigle a quota 2300.

Alle 9.00 ci incamminiamo per il sentiero che in 2 ore ci porta al Tête Rousse (quota 3100).

Con l’aiuto di una corda fissa attraversiamo di corsa sulla neve il canalone che scarica pietre piuttosto frequentemente.

Il sentiero si inerpica tra le rocce con passaggi di 2° grado, attrezzato a tratti con corde fisse.

Gli ultimi 200 mt molto faticosi con l’aiuto continuo di corde fisse.

Alle 14 raggiungiamo il Gouter. Il rifugio è completo, ma alle 18 si liberano 2 posti; in ogni caso ci eravamo già rassegnati a dormire per terra.

Una piccola esplorazione lungo la cresta che porta al Dome de Gouter; il bianco che ci circonda

 è avvolgente, dominante, rilassante.

Ci lasciamo riscaldare dagli ultimi raggi del sole sulla panchina rivolta ad occidente; poi la cena poco soddisfacente e poco digeribile; il rifugio non è accogliente; olezzi nauseabondi ci inseguono per un raggio di 100 mt…

Poi la notte tranquilla, ma guardinga…

 

2 settembre 2006

 

Alle 2 la sveglia, la colazione e poi la partenza. Sono le 3; il cielo è terso, stellato e nero: la mezza luna crescente è già tramontata.

Tanti lumicini davanti a noi e tanti dietro di noi, un vento freddo ci accompagna.

Il buio rende il percorso più facile e veloce, siamo già al Dome de Gouter, una leggera discesa, poi una salita più ripida ed ecco apparire senza preavviso la capanna Vallot, quota 4300.

Una breve sosta per dissetarci con il  Polase, ma scopriamo che è diventato una granita.

Il cielo comincia a schiarire, scorgiamo i lumicini delle cordate che lungo l’altra via stanno scavalcando il Colle del Monte Maudit.

Il percorso diventa un susseguirsi di creste nevose, abbastanza strette, ma non temibili.

Poi all’improvviso, al termine di una di queste, la vetta ci appare a un tiro di schioppo…l’emozione è grande…riesco a mormorare incredula “non è possibile” e lacrime si ghiacciano sulle ciglia, anche Corrado piange per l’emozione…

In realtà quella che vediamo non è ancora la cima, ma poco manca. In breve la cresta si allarga e ora siamo veramente sul Tetto d’Europa…una piccola bandiera bianca rossa verde blu sventola al vento che s’è fatto più gelido; tremo dal freddo ma non m’importa, il cielo non è più terso e nuvole nascondono un po’ la visuale, ma non m’importa: sono felice e da quassù posso vedere anche il mare… Sono le 7 e 40.

Poi  le note del silenzio escono dalla nostra piccola tromba, prima Corrado che l’ha portata fin quassù, poi io.

Non ci manca comunque il fiato, la quota non si è fatta sentire.

Poi la discesa:in 2 ore e mezza siamo al Gouter; omelette al formaggio e poi via sotto la neve che incomincia a scendere; giù per le corde fisse in 2 ore e mezza (dalle 11.30 alle 14); poi il canalone delle scariche, il ghiacciaio del Tête Rousse, il sentiero lungo la pietraia; bruciano i piedi ma alle 16 raggiungiamo il Nide d’Aigle in tempo per l’ultimo tram-way. La signora della biglietteria ci domanda se abbiamo fatto il Mont-Blanc; felici rispondiamo di sì, e anche lei pare contenta per noi.

A Chamonix passiamo a vedere la statua di Balmat e Saussurre che indica la vetta…

Un brindisi al Bianco col bianco, nella piazzetta di Chamonix.