Bruna e Corrado
Parapendio
Fra tante attività sportive non poteva mancarci il parapendio.
Dopo il paracadutismo, di cui abbiamo solo 13 lanci, undici civili(con il doppia elle) e due militari ad Albenga (con paracaduti militari, che non puoi dirigere e che vieni lanciato da 400 metri di altezza anziché 600), per il conseguimento del brevetto, che purtroppo non abbiamo avuto il tempo di acquisirlo poiché erano necessari tre lanci militari... ( quel giorno, pochi furono coloro che ebbero la fortuna di “finire” sull’atterraggio, chi invece addirittura sugli angar, nel torrente , comunque quasi tutti fuori campo, Corrado per fortuna al centro dell’atterraggio, Bruna sulla pista ma riuscì a battere il fondo schiena (niente di grave).
Dicevo dopo il paracadutismo, il parapendio. Come è successo?
Corrado per le sue camicie, si serviva da un tipo di nome (non me lo ricordo) attraverso il quale venne indirizzato all’attività sportiva del parapendio. Incominciammo così a frequentare il decollo di Liretta a Villar San Costanzo nel 1995 al Paradelta club di Cuneo.
Dopo il primo volo in doppio, con l’istruttore (Fabrizio Bruno) nel Luglio del 97 abbiamo dato il via ai nostri voli in solitaria. Prime planate per sicurezza, poi planate perché non si riusciva a capire come entrare nelle termiche e quindi salire. Poi finalmente dei voli.
Si non abbiamo fatto grandi salite e grandi distanze , ma ci siamo divertiti.
Dal decollo di Liretta ai Pratoni, Malanotte (non ci piaceva) a Cavallaria nei pressi di Ivrea; Pontechianale il cui atterraggio era sulla spiaggetta della diga; Chianocco in Val di Susa; al Truc di Venaus sempre in valle di Susa: Corrado aveva pensato bene di non capire dove era l’atterraggio ed è finito a Novalesa (fortunatamente ha trovato un fazzoletto di terra per atterrare). Piossasco il decollo sul monte San Giorgio: ora mi pare d’aver capito non sia più possibile in quanto parco naturale.
Castelluccio, di Norcia: una piana dove è sconsigliabile volare fra le 11 e le 15/16. La piana si scalda talmente creando turbolenze inaudite; se decolli intorno alle 16 c’è il rischio di non riuscire a scendere sin dopo le 18. Così è stato la prima volta: non c’era modo di atterrare si volava in restituzione, salivi sino ad una certa quota poi galleggiavi .C’era chi tentava di scendere praticando le orecchie alla vela , chi con delle viti, ma niente da fare galleggiavi. Galleggiavi per due ore ed ad un certo punto “pluff”… tutti, in contemporanea si riusciva a scendere. Diciamo che rimanere in quota per due ore è divertente, ma se lo hai deciso tu! In questo modo, a me (Corrado) ha provocato un po’ di disagio. Tutto bene comunque.
Comunque alla fine ci si divertiva a Villar San Costanzo in compagnia di coloro che avevi conosciuto durante il corso di addestramento.
Ora ci siamo calmati e la vela è li che riposa in magazzino, Chissà forse… un giorno!